Preambolo palloso del boss Ale… “Walter è, come si diceva una volta, un amico di penna, ci siamo conosciuti grazie a Planet earth 1994 ma non ci siamo mai incontrati a causa dei troppi km di distanza. Conoscere le persone che stanno dietro alle band, alle etichette o i semplici appassionati che ti scrivono è uno dei regali più belli che ti può fare una fanzine, la benzina nel motore per andare avanti tra gli sbattimenti vari. Con Walter ci sentiamo con INcostante continuità da quando mi ha scritto ad inizio 2024 (..azz ormai sono già 2 anni) e poi ha cominciato a collaborare con la web ‘zine con la splendida intervista ai Minus Hero del marzo 2024 (leggi qui). Walter non ha esattamente i miei gusti musicali ma questo conta poco, l’approccio alla musica è lo stesso, tanta passione e una filosofia di vita che parte dal basso, dalla strada, dai piccoli palchi malconci… insomma ci capiamo al volo. Il Best of 2025 di Walter è per me uno stimolo alla ricerca e all’approfondimento di suoni che alle volte sembrano meno vicini al punk-hc ma con cui poi nell’essenza sono pienamente in sintonia.“
TOP 5 dell’anno (in rigoroso ordine di gradimento):

1 – Alan Sparkhaw – Alan Sparkhaw with Trampled by Turtles (Sub Pop) Dopo la morte nel 2022 della moglie e compagna musicale negli imprescindibili Low mai ci si sarebbe aspettato che il nostro avrebbe trovato tale forza per tirare fuori un romanzo in musica del genere. Qui l’energia devastante e imbarazzante di un dolore insuperabile non perde la sua intensità ma la sublima in una vera e propria opera d’arte sonora. Imperdibile.

2 – Guided by Voices – Thick Rich and Delicious (GBV Inc. Records) Giunti al 42esimo album (sic!) tirano fuori il loro tipico miles ahead sprint di creatività e personalità. Con la produzione di Travis Harrison (Built To Spill e The Men, tra gli altri) Robert Pollard & co. ci consegnano un album che rappresenta il perfetto vademecum per la raggiunta classicità del loro singolarissimo e nervoso indie rock.

3 – Hüsker Dü – 1985: The Miracle Year (Numero Group) Come commentare questo cofanetto? La storia dell’alternative rock, l’urgenza comunicativa e attitudinale che manca alla musica e ai percorsi di tanti loro stessi epigoni. Hüsker Dü: facile riempirsene la bocca, praticamente impossibile anche solo immaginare di eguagliarne gli esiti artistici.

4 – Karate – If You Can Hold Your Breath (Numero Group) Raccolta dei primi 5 anni di produzioni della mitica post HC band fronteggiata da Geoff Farina: la sperimentazione non cervellotica ma musicale, quella fatta di attento interplay, come nel jazz più ispirato, piegata al servizio di piccoli, imperdibili affreschi di slow and intimate emocore.

5 – Minus Hero – Ruyi (White Russians Records/Flamingo Records/Loops Studio/Dinomite Records/Shield Recordings) Solita, meritatissima, cordata di varie label per quello che per me rappresenta, ad oggi, il miglior disco del miglior gruppo italiano che non suona come un gruppo italiano ma che ha un ENORME cuore mediterraneo, quanto a ispirazione e capacità di coinvolgere emotivamente chi ascolta.

Fuori classifica ma irrinunciabile citazione per: Radioactivity – Time Won’t Bring me Down (Wild Honey Records/Dirtnap Records) Continuate pure a chiamarlo come volete: indie, garage, power pop, pop punk… Parafrasando uno slogan attribuito dal movimento del ’68 a Bakunin: La fantasia distruggerà il potere e la musica necessaria vi seppellirà.
