Anche quest’anno la vacanza punk rock tra le montagne slovene si è rivelata un successo. Il festival di Tolmino ormai è un appuntamento fisso dell’estate e si conferma un esperienza imprescindibile per chi ama il punk rock, l’hardcore e lo ska … e gli eventi organizzati come si deve. Credo infatti che al di là di chi sia salito sul palco, e i nomi anche quest’anno erano come sempre importanti, partecipare al PRH sia un momento da vivere prima o poi. La location è assolutamente perfetta, in mezzo alle splendide montagne slovene e accanto ad un fiume (ci si trova alla confluenza del Tolmika con l’Isonzo) dalle acque fredde ma cristalline. La dimensione del Festival è appropriata perché dà la possibilità di assistere senza difficoltà ai concerti dalla posizione che più aggrada, si può stare sotto il palco a pogare ma anche in tranquillità, ci si può riposare dietro al pubblico e comunque ci si trova sempre ad una distanza consona. Il pubblico del Punk Rock Holiday è sempre colorato e partecipe, casinista come dovrebbe essere nel senso che è sempre rispettoso delle esigenze di tutti. L’organizzazione dell’evento è maniacale, curata nei più minimi dettagli e attenta ai bisogni del pubblico, ad esempio si può entrare ed uscire dall’area live da vari punti senza nessun problema a patto di non portare nulla all’interno, e all’esterno della zona concerti si ha la possibilità di mangiare e bere o nei vari chioschi o portandosi qualcosa dal market. Il prezzo del biglietto è alto ma se si considera che si tratta di 4 giorni di live di altissimo livello e si paragonano i servizi con quanto viene offerto a simili festival in Italia credo che sia più che adeguato. Ovviamente sarebbe auspicabile che si potessero acquistare dei ticket giornalieri ma se gli abbonamenti per tutto il festival vanno sold out con mesi di anticipo che senso ha per gli organizzatori cambiare strategia?! Quello che ogni anno mi colpisce è come pur essendo un grosso evento la sensazione è che riesca a mantenere un convincente equilibrio tra il business e la passione e lo spirito sincero del punk rock. Per farvi un’idea guardatevi l’aftermovie qui sotto!
Bene passiamo alla musica, non ho potuto assistere a tutte le giornate, ma la scorpacciata di buona musica è stata gratificante. Tra i live che ho apprezzato c’è stato quello dei londinesi Rat Boy dei ragazzini che propongono un punk inglese prima maniera mescolato alle sonorità della 2tone e che per la loro bravura sono stati messi sotto contratto dalla Hellcat records. Il disco uscito “Suburbia calling” quest’anno era finito tra le top 10 di Radio Blast (leggi qui l’articolo) e sul palco i Rat Boy hanno dimostrato di saperci fare, coinvolgendo il pubblico del beach stage con un live divertente e un sound graffiante.
Anche i colleghi di etichetta Grade 2 tra il pubblico hanno apprezzato il concerto prima di preparasi al loro live sul palco principale. E veniamo appunto ai Grade 2, band nata nel maggio 2013 a Ryde, sull’Isola di Wight, in Inghilterra, che hanno letteralmente infiammato il pubblico del PRH con un’ondata di energia travolgente. Li avevo visti Punk rock raduno nel 2024 e sembrano crescere di anno in anno, hanno proposto anche dei pezzi nuovi che fanno ben sperare per un nuovo album di alta qualità dopo l’omonimo del 2023 uscito per Hellcat records.
Una band che non conoscevo assolutamente e che mi ha divertito sono stati i Fuzigish band ska-punk sud africana nata a Johannesburg nel 1997. Assolutamente convincenti sul palco grazie ad un’esperienza live decennale hanno dimostrato che la lunga carriera non li ha invecchiati ma li ha resi una band capace di coinvolgere il pubblico (anche con un divertente beer-funnel). Il loro sound incorpora molti altri generi tipici da party come swing, reggae, soul e rock ‘n’ roll e quindi la loro proposta è molto varia. L’ultimo album FUZIGISH è uscito nel 2022 per celebrare i 25 anni di carriera della band.
Un classico ospite del PRH è il songwriter inglese Frank Turner con i suoi compagni di una vita The sleeping souls. Mentirei se non dicessi che non ho amato alla follia proprio tutti i suoi dieci album ma adoro questo artista nel profondo e due dei suoi album “England Keep My Bones” e “Tape Deck Heart” suonano periodicamente sul mio stereo. E’ la sua straordinaria capacità di stare sul palco che rende i suoi live ancora più unici: un’empatia totale con il pubblico, una scaletta che alterna con perfetto equilibrio ballate acustiche al folk punk dirompente, e una qualità tecnica della band stratosferica. Andate a vederlo almeno una volta nella vita… e poi sicuramente non potrete farne più a meno.
Una rivelazione inaspettata sono stati i The Last Gang un quartetto punk rock formatosi nei primi anni 2000 a Los Angeles, guidato dalla carismatica Brenna Red, che dal vivo sprigionano tantissima energia mescolando melodie pop-punk con velocità hardcore e qualche spruzzata di rocksteady-combat rock alla Clash. Sul pezzo “Noise noise noise” ad esempio strizzano l’occhio a Guns of Brixton della storica band londinese. Sono arrivati al quarto album di cui gli ultimi 3 usciti per FatWreckChords e hanno dimostrato di avere tutte le carte in regola per una florida carriera.
Un’altra band che aspettavo di vedere dal vivo da anni sono i norvegesi Turbonegro. Anche se ovviamente la formazione originaria con Hank Von Helvete rimarrà nelle storia con il “nuovo” cantante Tony Sylvester (alias The Duke of Nothing) hanno dimostrato negli anni di saper proseguire con il solito sarcasmo e provocazione un percorso che altrimenti si sarebbe interrotto. Il live non ha lasciato alcun rimorso perchè i paladini del death punk non hanno deluso con una scaletta che ha pescato nel meglio del loro repertorio condendolo con una presenza scenica folgorante e un impatto sonoro notevole. Il pubblico ha apprezzato e sulle note dei classici come “The age of Pamparius”, “All my friends are dead”, “Are You Ready (For Some Darkness)”, “Get it on” e la conclusiva “I got erection” il coinvolgimento è stato totale.
Ci vediamo al Punk rock holiday 2.6 dall’ 11 al 14 agosto 2025! See ya!

























